Il gioco e i giocattoli. Come giocare con i propri figli e perchè.

Day 100 - Orange Toy (CC BY 2.0) by DaGoaty

Day 100 – Orange Toy (CC BY 2.0) by DaGoaty

Il gioco svolge per ogni bambino una funzione essenziale nello sviluppo della sua personalità ed è il modo più semplice e diretto per entrare in comunicazione con lui.

Questo articolo spiega l’importanza del gioco, le difficoltà che potrebbe avere il bambino adottivo in proposito ed il ruolo di aiuto e incoraggiamento che possono e devono esercitare i genitori.

Attraverso il gioco il bambino arricchisce la sua conoscenza del mondo, impara a conoscersi e a prendere contatto con il suo mondo interiore, esprime se stesso, impara a tollerare vissuti ed emozioni, ad accettarne il carattere spesso ambivalente, a capire come gestirle e a non farsi spaventare da esse.

Il bambino non è in grado di spiegare agli altri e a se stesso ciò che prova. Giocando, egli costruisce scenari immaginari, li popola di personaggi che rappresentano varie espressioni di sé.  Così il bambino che gioca con i suoi eroi preferiti, affronta la sua aggressività e impara a gestirla e la bambina che accudisce la bambola o la sgrida per qualche marachella rivive le emozioni sperimentate nel rapporto con i genitori.

Giocando, il bambino non mette in scena gli episodi in sé, ma li rivive con la risonanza emotiva che questi episodi hanno scatenato in lui. Il genitore che osserva il gioco del figlio può aiutarlo a sdrammatizzare i suoi vissuti e a inserire l’avvenimento in un contesto rassicurante e accettabile. Può, per esempio, con attenzione e delicatezza per non invadere troppo lo spazio del figlio, entrare nel gioco facendo la parte di una terza persona (la nonna, una zia, ma mai se stesso!), che lo aiuti ad accettare le emozioni che sta inscenando e che in questo modo lo rassicuri.

L’importanza della figura dei genitori nel gioco del bambino.
Il bambino impara a costruire il gioco se può usufruire della presenza amorevole di un adulto che gioca con lui. Il gioco, infatti, si sviluppa nell’essere umano come il linguaggio: un sordo, pur avendone le capacità, non riuscirà a parlare, esattamente come un bambino che non ha mai goduto della figura di un adulto significativo non imparerà a giocare.

l bambini adottati, per esempio, spesso, non hanno avuto accanto a sé persone che gli hanno insegnato a giocare. Hanno ricevuto scarse stimolazioni, non sanno utilizzare la fantasia e l’immaginazione e fanno spesso giochi ripetitivi e monotoni (possono trascorrere ore aprendo e chiudendo un cassetto o una scatola). Nella famiglia che lo accoglierà, avrà bisogno di recuperare il tempo perduto e lasciarsi andare, fidandosi, del proprio mondo interiore e delle proprie fantasie. Attraverso il gioco libero e la sicurezza che l’adulto gli trasmette, il bambino può imparare a prendere contatto con se stesso esprimendo i suoi sentimenti e mettere le basi per costruire una relazione fiduciosa con gli adulti.

I genitori che giocano e scherzano con il loro bambino gli forniscono insegnamenti fondamentali per la sua crescita e il suo sviluppo. L’adulto dà sicurezza, permette al figlio di avvicinarsi alle parti più intime di se stesso e di dare un nome alle sue emozioni, aiutandolo a non averne paura e ad affrontarle. Il bambino, con l’aiuto del genitore che accoglie e dà voce ai desideri, alle paure, ai timori, alle gioie del figlio, che accetta come legittime le sue emozioni e gliele restituisce verbalizzandole, impara a comprenderle, ad accettarle, a sopportarle e a comunicarle agli altri. Acquisisce inoltre la sicurezza di essere importante per i suoi genitori e del valore che il gioco e le sue attività hanno per loro. Attraverso gli innumerevoli momenti trascorsi insieme, consolida la certezza che il gioco ha un valore e perciò si sente legittimato a continuare anche da solo. I genitori che giocano con i loro figli insegnano al bambino nuovi collegamenti e nuove possibilità, dando legittimità alla creatività e favorendo lo sviluppo dell’immaginazione e della fantasia.

E’ bene sapere che per un bambino tutto può avere il sapore del gioco:  abbracci, manipolazioni, scherzi, racconti….. Non è necessario inventare sempre e solo momenti strutturati, per insegnare al bambino a giocare: il momento del pranzo, il bagno, la passeggiata in un bosco con la mamma e il papà, un film visto insieme e commentato, se svolti in un clima sereno, allegro e comunicativo, hanno, come momenti di gioco, la funzione di crescita e costruzione della sua personalità. E’ importante che il genitore si lasci coinvolgere dal gioco del bambino, permettendogli di decidere e di scegliere come giocare e lasciandosi guidare dai desideri e dalle attività del figlio.

Giocattoli
I bambini piccoli conoscono il mondo toccandolo. Per questo quando sono piccoli, hanno bisogno di giochi semplici e non strutturati: gomitoli di lana, oggetti di uso comune, palline, pezzi di stoffa, carte colorate, chiavi, animaletti, bambolotti, camion, borsellini. Il fatto stesso di manipolare un oggetto è per un bambino un gioco. La mamma o il papà possono stargli accanto nominandoli e descrivendoli, per esempio  dicendo “E’ una palla verde, vedi come rotola…”. Gli oggetti, i giocattoli e i giochi iniziano infatti ad avere un senso per il bambino dal momento in cui sono inseriti in un contesto di relazione con un genitore o con un adulto che si occupi di lui.

Fino ai cinque anni un bambino si diverte molto con giochi di costruzione e con tutto ciò che può montare e ricostruire: pupazzi trasformabili e smontabili, lego, costruzioni di legno, puzzle ma anche marionette. Sia un maschio che una femmina, avrebbero bisogno di avere macchinine, palloni da gonfiare, palle di gomma, bambolotti.

Per quanto riguarda la scelta dei giocattoli, andate un giorno con lui in un negozio di giocattoli, in un orario in cui non ci siano molti clienti e osservatelo mentre gira fra gli scaffali, per capire cosa gli piace davvero, su cosa si sofferma. Non intervenite, non commentate e non consigliatelo. Dapprima sarà confuso, cercherà di toccare tutto e girerà per il negozio come se si trovasse nel paese del Bengodi, poi mano a mano sarà attirato da quello che più gli piace.

L’acqua
I giochi d’acqua hanno un eccezionale potere calmante per i bambini. Fategli indossare un grembiule di plastica, mettete in un luogo della casa, dove non vi preoccupi un po’ d’acqua per terra, una bacinella piena d’acqua con un telo sotto, metteteci barchette, pupazzetti, imbuti, bicchieri di plastica e pazienza se si bagnano o ne rovesciano un po’. Questo tipo di gioco potrebbe durare ore e potrebbe avere un effetto miracoloso.

I giochi aggressivi
I bambini spesso mettono in scena giochi aggressivi che talvolta i genitori cercano di scoraggiare. E’ bene che i genitori sappiano che per un bambino affrontare le sue pulsioni aggressive è una necessità e che questo lo aiuterà col tempo a saperle gestire e  a non averne paura. Impedire ai propri figli di sperimentare questo tipo di giochi non neutralizza i sentimenti di rabbia che essi cercano di esprimere, ma rendono tali sentimenti proibiti e colpevoli.

Osservate vostro figlio quando gioca.
E’ importante per l’adulto osservare il gioco del bambino, perché attraverso di esso si può comprendere molto del suo vissuto e delle sue emozioni. Il bambino attraverso il gioco manifesta i suoi disagi, il suo bisogno di attenzione e di affetto, le difficoltà di relazione con i compagni, la modalità che utilizza per affrontare i problemi.

Consigli in pillole per giocare meglio.
– Giocate con i vostri figli con gioia.
Il gioco non deve essere un dovere, ma un piacere sia per il figlio sia per il genitore. Se il bambino è adottato, è probabile che non abbia imparato il senso del gioco e che abbia avuto poche occasioni per giocare. Avrà bisogno di maggiore disponibilità e condivisione, sia per costruire la relazione con voi, sia per imparare a giocare. Ma non è gratificante giocare con una persona distratta, che continua a guardare l’orologio o la televisione. I bambini sono piccoli, ma attenti e sensibili, spesso molto più di noi!

– Qualunque gioco va bene per un bambino, basta che lui abbia voglia di farlo.
Giochi di ruolo, in cui si rappresentano episodi vissuti nella vita reale (la spesa, la visita dal medico, la scuola) o di movimento, le battaglie con i soldatini, i puzzle, i trucchi, le costruzioni, ma anche giochi in scatola  (ci sono giochi che si possono fare in due e per qualunque età), l’importante è ricordarsi che fino all’età della scuola elementare (dieci anni circa) il bambino ha bisogno nel gioco di sviluppare la fantasia, per cui è bene limitare, per esempio, il tempo destinato ai  giochi elettronici.

– Non per vincere ma per il gusto di giocare!
Il bambino impara, attraverso il gioco, a capire che la sconfitta, anche se sgradevole, è una condizione che si può accettare e con la quale si può convivere. Attraverso il gioco, il bambino impara che può farcela, nonostante le temporanee sconfitte e i primi fallimenti, capisce inoltre che se insiste,  mettendosi alla prova, alla fine ottiene il risultato sperato.

– Fiducia nei confronti di vostro figlio.
Non sostituitevi a lui mentre sta giocando. Se lo vedete in difficoltà, aspettate che sia lui a chiedervi aiuto. I bambini hanno bisogno di potersi concentrare sul gioco e di avere tempo a loro disposizione per superare gli ostacoli e raggiungere gli obiettivi. Se l’adulto interviene per aiutarlo o gli mette fretta perché consegua lo scopo, il bambino potrebbe scoraggiarsi e non avere lo stimolo per andare avanti da solo.

Ma ciò che è davvero importante è trovare dentro di sé la disponibilità a ritornare bambini, a divertirsi con i propri figli, a scoprire il piacere di stare insieme e di lasciarsi guidare, nel mondo del gioco, da loro con creatività e divertimento!

 

Annunci

Un nuovo inizio. I primi tempi col figlio adottivo

8359737450_a08a6f0df0-300x199L’attesa è lunga, sembra non avere fine. Poi, finalmente, arriva una telefonata. Lui -o lei- ha un volto, un nome. I sogni si moltiplicano, in un mondo fatto di fantasie, dubbi, desideri. Quando avviene l’incontro, però, non sempre tutto fila liscio. Le emozioni sono travolgenti e i comportamenti di questo bambino tanto atteso e già tanto amato possono sconcertare. Eppure bisogna rispondergli subito, fare qualcosa, non ci si può pensare su, chiedere aiuto, leggere un libro. Il bambino non aspetta, ha bisogno, lui si, di risposte. Per esempio di sapere che sarà accettato così com’è, di essere certo che non verrà abbandonato di nuovo, di potersi fidare.

Allora, che fare?
In questa fase le indecisioni sono tante, i dubbi pure. Si ha paura di sbagliare, di reagire troppo bruscamente, di non essere abbastanza fermi o abbastanza affettuosi. Si ha paura di non essere “abbastanza”. Eppure alcuni semplici accorgimenti possono aiutare i neo genitori ad accompagnare nel modo migliore i primi passi del loro piccolo nella nuova famiglia. Pur tenendo presente che ogni situazione è differente e va valutata singolarmente, con le sue specifiche caratteristiche e peculiarità, proverò a fornire alcuni brevi suggerimenti che per necessità saranno generici e non esaustivi.
Essi potranno tuttavia, o almeno lo spero, alleggerire il compito dei genitori, soprattutto nel primo periodo di convivenza.

• Può accadere che il bambino, soprattutto se non è piccolissimo, non voglia essere abbracciato o toccato, preoccupando i genitori che vorrebbero dimostrare al piccolo il loro affetto e la loro vicinanza. Questi comportamenti possono essere dettati da una comprensibile paura, ma anche da abitudini differenti, odori inusuali (il nostro corpo ha un odore che può essere disturbante per un bambino piccolo di un’altra etnia), o magari solo da un modo diverso di toccare e di stringere. Di solito sono comportamenti che si normalizzano col tempo, ma intanto è bene in questo primo periodo rispettare il suo eventuale bisogno di mantenere la distanza, limitando il contatto fisico a gesti brevi e non invasivi, mantenendo un atteggiamento rassicurante e affettuoso. Un viso sorridente, gesti calmi, un tono di voce caldo, lievi tocchi sulla spalla, gli permetteranno con il trascorrere dei giorni di rilassarsi e sentirsi a suo agio nel nuovo ambiente e con le nuove persone che gli sono toccate in sorte, che diventeranno poi genitori felici di un bambino sereno.

• Naturalmente sarà molto più gratificante un bambino che manifesti il suo bisogno di coccole e di sicurezza, che vuole essere tenuto in braccio costantemente, anche se questo comportamento, come spesso accade, potrebbe essere rivolto solo a uno dei due genitori. Il bambino dunque potrebbe manifestare il bisogno di vicinanza e di contatto fisico solo con uno dei due genitori, mettendo l’altro in difficoltà e lasciandolo frustrato e deluso. Occorre tanta pazienza, avvicinarsi con discrezione, mantenere un atteggiamento rassicurante e il sorriso, controllare la propria frustrazione. In questo modo la sua diffidenza, mano a mano, diminuirà, e la situazione si normalizzerà.

Gli stimoli con i quali il bambino viene in contatto possono essere molto differenti da quelli a cui è abituato. Filtrare e decodificare adeguatamente gli stimoli uditivi (suoni, voci, una lingua che non conosce), propriocettivi (un modo di essere accudito differente da quello a cui è abituato), sensoriali (odori, sapori, colori diversi, giochi nuovi) può essere difficile, il bambino può esserne infastidito e entrare in confusione. Tenete conto degli eventuali comportamenti di rifiuto o di irritazione senza preoccuparvi eccessivamente, cercate se possibile, durante questi primi periodi, di esporlo gradatamente agli stimoli nuovi. Vedrete che anche questo comportamento passerà col tempo.

Un codice di comportamento condiviso favorisce la convivenza pacifica e armoniosa di un gruppo, sia esso una famiglia, un gruppo di amici, una classe. Tutti noi, compreso i bambini adottati, abbiamo bisogno di conoscere regole, divieti e abitudini, che cambiano a seconda dell’età (ciò che è permesso a un bambino di due anni non lo è a un ragazzino di 13), del sesso, dell’ambiente nel quale ci si trova (in un parco giochi si rimane sconcertati da un bambino che trascorre il tempo seduto a leggere, mentre lo stesso comportamento viene richiesto, per esempio, a scuola). Talvolta è complicato per il bambino comprendere e introiettare tali modelli, e lo è ancora di più se il bambino proviene da un’altra cultura o da un ambiente totalmente differente. È bene dunque essere chiari e precisi il più possibile nella definizione di una regola, che va spiegata, possibilmente motivata in modo semplice e per lui (o lei) comprensibile, e soprattutto, mantenuta.

L’adozione è un percorso che si compie insieme: la famiglia (genitori ed eventuali altri figli già presenti) devono adottare il piccolo arrivato, ma anche lui deve adottare loro. Questo non è sempre facile, per entrambi. Tuttavia, mentre la coppia ha fatto un percorso di maturazione e conoscenza di sé, il piccolo si trova il più delle volte inserito in una realtà che non conosce, di cui ha forse visto qualche foto o qualche video, ma senza la consapevolezza di cosa questo possa significare davvero per lui nella sua vita. Tutto è nuovo, e lo è per sempre. Tenere presente questa realtà, cercare di “indossare i suoi panni”, comprendere le sue emozioni e le sue paure aiuta anche i genitori a non farsi scoraggiare da quelle prime fasi intense e turbolenti che sono i primi giorni con il figlio.

Ogni bambino ha il diritto, insindacabile, di essere accolto in una famiglia che sappia amarlo e accettarlo nelle sue peculiarità e nella sua diversità. Ha bisogno di una coppia sana, che sappia dialogare e avere il desiderio di realizzare insieme un progetto di vita costruito a “più mani”. Lavorare perché il rapporto coniugale sia solido, perché si mantengano il dialogo, la collaborazione reciproca, la solidarietà, sono aspetti che la coppia non dovrebbe dimenticare mai, per non dare mai nulla per scontato anche negli anni futuri, quando la quotidianità potrebbe diventare noia e abitudine. I figli hanno bisogno di due genitori che si amino e sappiano accompagnarsi a vicenda nella vita, che sappiano trasmettere loro i valori di una famiglia coesa e vitale.

Potreste avere la tendenza a comprargli tanti giochi, nel tentativo di colmare le privazioni nelle quali ha vissuto fino a quel momento. Può capitare anche che sia lui, preso dalla confusione, a chiedere di comprargli tutto ciò che vede. Ricordatevi tuttavia che il suo bisogno è soprattutto di giocare, non quello di possedere giocattoli. Spesso basta poco, ma è necessario il desiderio di tornare un po’ bambini e di divertirsi con lui.

• Dormire, mangiare, andare a spasso, possono diventare problematici i primi tempi: il bambino può avere abitudini diverse, sia alimentari che per quanto riguarda l’addormentamento. Avervi accanto, prima di addormentarsi, e qualche coccola possono rassicurarlo, senza che questo debba significare che lo state “viziando”. Potrebbe sembrare ingordo, mangiare tutto ciò che vede, ed è comprensibile che lo faccia, date le probabili carenze alimentari che, specie i bambini stranieri, hanno dovuto subire nella loro vita. Aiutatelo durante il primo periodo con voi evitando di riempire il frigorifero in maniera eccessiva per evitare che senta il bisogno di svuotarlo, servendogli porzioni piccole sul piatto (eventualmente chiederà il bis, se proprio continua ad aver fame) e rassicuratelo mano a mano che il tempo passa sul fatto che da ora in poi ci sarà sempre cibo e affetto a sufficienza.

• Infine, un consiglio adatto a qualunque genitore di qualunque bambino: aiutatelo, quando la comprensione del linguaggio sarà sufficiente, e per gli anni a venire, a comprendere ciò che gli accade e a prevedere i cambiamenti che avverranno nella loro giornata e nella loro vita. Informatelo in maniera dettagliata e precisa, descrivendogli ciò che accadrà e fornendogli particolari che lo aiuteranno a organizzarsi e ad avere un maggior controllo sulla sua vita.

Infertilità e fertilità nella coppia

Uno degli aspetti fondanti della sessualità è la sua caratteristica relazionale, la sua capacità di permettere una relazione profonda con un’altra persona. Essa soddisfa un bisogno profondo, quello di entrare in comunicazione con l’altro. Un’altra caratteristica della sessualità è la dimensione fecondativa.

Essa è la spinta a dare vita a un essere che in qualche modo sia un segno concreto dell’ unione dei due partner; questo desiderio manifesta anche il bisogno di dare un senso alla propria esistenza attraverso un rapporto affettivo profondo come è quello con un figlio.

Non dobbiamo tuttavia riferire la dimensione fecondativa solo al lato procreativo, biologico.

La generatività, non va intesa solo come possibilità di dar vita a nuovi individui, ma come la capacità insita in ogni coppia di dar vita a progetti comuni finalizzati a una crescita complessiva, nuove idee, nuove attività, nuove azioni. Si parla per esempio una relazione feconda, quando produce effetti positivi sul mondo che la circonda, o di un corso fecondo, se produce un cambiamento

PERDITA DI SENSO

Cosa succede quando interviene la sterilità, o l’infertilità biologica?

La scoperta dell’impossibilità a procreare rappresenta spesso un momento drammatico nella vita di una coppia, un periodo che causa un profondo disagio psicologico e una grande sofferenza, ed è vissuto come un vero e proprio lutto. Si tratta della perdita della propria capacità generativa e della perdita fantasmatica del figlio naturale, desiderato e mai nato.

La coppia nel periodo in cui scopre l’infertilità ha spesso un vissuto che potremmo definire come una perdita di senso: tutto ciò che si fa sembra inutile.

Spesso il desiderio del figlio è esasperato e poco per volta occupa tutta la mente della coppia, che sembra si muova solo per rimuovere il dolore della mancanza.

Il limite biologico diventa intollerabile, si soffre nel vedere una carrozzina o una donna incinta, e in un primo momento accettare il limite nel proprio corpo sembra quasi impossibile.

Questo impedimento talvolta porta a perdere di senso il proprio stare insieme, sia dal punto di vista personale che dal punto di vista coniugale e sessuale.

Anche il rapporto sessuale può venire percepito come fine a se stesso, senza senso.

Occorre tuttavia sottolineare che non dobbiamo mai considerare il figlio come unico scopo del rapporto sessuale.

Una relazione sessuale che ha come obiettivo unico quello di dar vita a una nuova creatura e non caratterizzato dall’amore dei due coniugi, rischia di strumentalizzare il rapporto e la persona dell’altro.

Anche il ricorso esasperato alla fecondazione assistita; come pure il rivolgersi senza un’adeguata riflessione all’adozione non porta la coppia a ritrovare le motivazioni della propria unione.

Il lutto quindi va riconosciuto, chiamato per nome, accettato, elaborato e superato, se si vuole ridare spessore alla propria vita personale coniugale e sessuale in tutti i suoi aspetti.

In questo caso il rapporto sessuale viene liberato dalla pretesa di generare un figlio a tutti i costi, ma viene vissuto per quello che è, un atto di amore e uno scambio. 

Riconoscere e accettare dentro di sé quello che viene chiamato il lutto della sterilità, e aprirsi allo scambio emotivo con il partner rappresenta il primo passo per predisporsi al cambiamento.

Se non si riesce a fare questo percorso, la coppia rimane bloccata in una dimensione biologica e procreativa e non riesce a fare il passo per ritrovare o ampliare la dimensione psicologica e spirituale.

Ne risente così sia la relazione all’interno della coppia, sia la futura eventuale relazione con il figlio adottivo, qualora la coppia decidesse di procedere all’adozione: si rimane bloccati nel proprio problema e non si ha lo spazio per accogliere l’altro nella proprio diversità.

Un giorno un papà adottivo, durante il colloquio, ha espresso molto bene questo concetto: Mi sono accorto, ha detto, che talvolta sono talmente preso dal chiasso che c’è dentro di me, dai miei pensieri e dai miei problemi, che non riesco sempre ad ascoltare i segnali che l’altro mi offre. Il mio chiasso sovrasta i deboli segnali dell’altro.

Nella ricerca di una nuova intimità, più profonda e significativa, la coppia ritrova il senso della vita in comune, e solo così arriva ad una fecondità che non rimane bloccata in una pura dimensione generativa e biologica, ma si apre all’amore e alla apertura di sé stessi.

Si può quindi parlare di fecondità fisica ma anche di fecondità psicologica, spirituale, ed è da quest’ultima che deriva la capacità di educare i figli a sviluppare il loro progetto di vita.

IL SENSO RITROVATO

Questo ritrovamento di senso nella vita coniugale permette alla coppia di diventare davvero fertile e feconda.

In un certo senso si potrebbe arrivare a dire non esiste una coppia sterile: anche quando il rapporto sessuale non può generare figli biologici, questo, se vissuto nella donazione e nella gioia può aiutare la famiglia e i suoi membri ad aprirsi maggiormente su tutte le problematiche sociali che la circondano.

Il culmine di una relazione è rappresentata da un amore che continua a donare e a donarsi, nonostante tutto, attraverso nuove possibilità, nuovi atteggiamenti, nuove forme di affettività.

Tutto ciò comporta il ritrovamento di un atteggiamento di gratuità e di gioia, la voglia di mettersi sempre nei panni dell’altro, di ascoltarlo e di percepire i suoi cambiamenti con delicatezza e sensibilità.

Il pensare all’adozione, in questo clima di nuova fecondità è per la coppia mettere in atto un progetto d’amore che apre i coniugi ad una dimensione relazionale non solo duale, ma di comunione, di vera e profonda socialità.’

Sessualità e affettività nella coppia

 

La sessualità è una caratteristica fondamentale dell’essere umano, che lo determina strutturalmente, tanto che in ogni più piccola cellula del nostro corpo è distinguibile il nostro genere maschile o femminile.

Parlare di sessualità è parlare dell’essere umano nel suo complesso, del suo pensiero, delle sue azioni, del concetto che ha di sé, della sua relazione col mondo.

L’uomo costruisce la sua identità in relazione a un altro. E’ nella relazione con la figura di accudimento, per esempio, che formiamo il pensiero e la percezione di essere persone distinte da chiunque altro. E’ nella relazione con un altro che ci accetta e ci definisce che veniamo confermati in quanto persone.

Ciascuno di noi, per esistere, ha bisogno di rapportarsi, come uomo e come donna, ad altri uomini e altre donne che ci fanno da specchio, nei quali noi possiamo identificarci e con i quali entriamo in rapporto.

Il nostro essere uomini e donne in relazione con gli altri definisce anche la nostra sessualità, che in questo senso non può essere disgiunta dalla relazione affettiva che noi abbiamo con chi ci circonda.

La sessualità va considerata come un’energia che sta alla base della nostra vita di relazione, una spinta che ci porta a uscire da noi per andare verso gli altri; possiamo dire che la sessualità è un’energia affettiva che sta alla base del nostro comportamento.

La spinta sessuale e affettiva mette due persone in condizione di incontrarsi per instaurare una relazione.

IL PATTO

La spinta sessuale può avere la sua piena realizzazione nella coppia, quando un uomo e una donna decidono di iniziare un percorso di vita insieme e stringono un patto, un accordo preso da entrambi, con il quale si impegnano a:

  • Amarsi e onorarsi fedelmente.
  • Sostenersi nelle prove e nelle difficoltà.
  • Realizzare un comune progetto di vita.

Caratteristica dell’amore coniugale è il PATTO tra queste due persone che liberamente decidono di vivere questa realtà nel dono totale: spirituale, affettivo, corporale.

RECIPROCITA’

Il PATTO assunto dalla coppia implica un dono reciproco, in cui entrambi cercano di accogliere ed amare l’altro proprio nel modo in cui l’altro desidera essere accolto e amato.

Questo sforzo implica la reciprocità dell’impegno preso; non c’è uno che ama e un altro che si fa amare, ciascuno dei due in un circolo virtuoso di amore si dona all’altro.

La relazione coniugale quindi è fondata sull’amore reciproco di due coniugi e diventa piena solo quando si esprime in una decisione spirituale di donazione e di appartenenza reciproca.

I coniugi costruiscono questa unità attraverso anche i gesti del rapporto fisico, che se sono davvero espressione di un dono reciproco fanno sentire al coniuge di essere la persona privilegiata e più importante per l’altro.

Due persone che si amano e hanno raggiunto un certo grado di equilibrio impareranno a parlare tra loro con serenità dell’aspetto sessuale nella loro vita. Questo dialogo è fondamentale in una relazione matura e responsabile, ma per raggiungerlo occorre aver conquistato un certo grado di autenticità e di maturità.

Di solito, per la donna il rapporto sessuale acquista significato nell’ambito di una tenerezza e di un’affettuosità pressoché costanti (sessualità diffusa), rappresenta per lei il culmine di una relazione d’amore. Per l’uomo, invece, la stimolazione genitale è più immediata ed è attraverso il rapporto che dimostra il proprio amore (sessualità localizzata). Tali differenze vanno integrate nella vita di coppia per un rapporto sessuale più significante e quindi più gratificante.

La relazione che si crea nella coppia è importante anche per una buona intesa sessuale e viceversa. Se il rapporto sessuale viene vissuto come dono di sé all’altro questo diventa una forma di comunicazione intensa, un linguaggio che veicola sentimenti di accoglienza totale e di amore profondo. (io mi dono a te totalmente e ti accolgo totalmente).

L’effetto che questo atto di amore ha su se stessi e sul partner è potente:

  • Genera e si accresce la stima di sé; (facendo contento l’altro io sono più soddisfatto di me e cresce la mia autostima).
  • Genera nell’altro fiducia e stima in sé stesso (perché l’altro si sente accettato riconosciuto e apprezzato).
  • Genera una forza positiva che aiuta la maturazione reciproca.
  • Favorisce la voglia di donarsi reciprocamente.
  • Aumenta la gioia e la felicità dello stare insieme.

L’organizzazione mondiale della Sanità offre questa definizione di salute sessuale, a cui ci si può uniformare e che rappresenta una sintesi esemplificativa dell’importanza che ha la sessualità nella vita di una persona e di una coppia:

La salute sessuale è l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell’essere sessuato al fine di pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell’amore”.

 

Alcuni dei libri che ho amato

Non vuole essere un elenco esaustivo, o fissato rigidamente: libri ne ho amati molti, e tutti in qualche modo mi hanno dato qualcosa. Questi sono solo alcuni dei libri che, nel corso della vita, mi hanno regalato emozioni e fatto nascere riflessioni che voglio condividere con voi.

 

Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”.

Un libro scritto con un linguaggio semplice, adatto a bambini e adulti, ricchissimo in ogni pagina di spunti che ci fanno riflettere su quali sono gli obiettivi della nostra vita e i valori sui quali essa si fonda. Un libro poetico, commovente, suggestivo.

 

Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez

Chi non ricorda le prime pagine del libro? “Molti anni dopo il colonnello Aureliano Buendìa, di fronte al plotone d’esecuzione,si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.”

Ecco il commento di Borges sul romanzo: ”Si tratta di un libro originale, al di sopra di ogni scuola, di ogni stile e assolutamente privo di antenati”.

 

Le città invisibili di Italo Calvino

Città che prendono corpo nella memoria e nelle parole di Marco Polo, che le reinventa e le trasforma, esattamente come lo stesso scrittore fa con i suoi romanzi: osservare la realtà minuziosamente, ricomporla e restituirla al lettore trasformata. Le città descritte sono città invisibili a tutti, tranne che al protagonista /scrittore, che le crea mentre le descrive, e ce le regala in un libro indimenticabile.

 

Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda

Il racconto di una tenerissima storia d’amore, che va oltre le differenze individuali per scoprire l’altro e accoglierlo per quello che è realmente. Un piccolo libretto che ha molto da insegnarci. Tante le frasi che ancora ricordo del libro. Una è questa:

Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole ed arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia. Apri le ali…
… Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo.”

 

Le parole per dirlo Marie Cardinal.

Dare parole al silenzio, attraverso di esse trovare un senso nuovo che dia valore alla vita, gioia alle esperienze di tutti i giorni, liberi dal passato e da tutto ciò che ostacola il cammino verso la realizzazione di se stessi. Questo è stato per me “Le parole per dirlo”. Attraverso M. Cardinal, ho capito che anche io potevo trovare “le parole”, e ho incominciato a cercarle.

 

L’Io diviso Di Ronald Laing

Letto ai tempi dell’università. L’idea della malattia mentale come un evento dotato di significato, per quegli anni, era totalmente rivoluzionaria ed è stata una folgorazione, cambiando totalmente il mio modo di vedere.

 

L’interpretazione dei sogni e Totem e tabù, di Sigmund Freud

Freud è l’unico capace di parlare di se stesso con semplicità e scioltezza. Provare per credere.

 

L’Idiota di Dostoevskj.

La figura del principe Myskin, ingenuo e generoso, mi colpì dalla prima volta che lessi questo romanzo, durante gli anni dell’università. Allora mi ponevo molte domande: ma essere troppo buoni può essere un difetto? Perchè la bontà del principe, dote per la quale tutti lo ammirano e le donne se ne innamorano, alla fine è proprio ciò che lo porterà a essere rinchiuso in manicomio fino alla fine della sua vita? Come può un pregio come la bontà alla fine diventare una condanna?

 

Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde

Un capolavoro della letterattura inglese. Ho trovato questo libro inquietante, perchè descrive come l’essere umano possa arrivare, per superbia e vanità, a distruggere gli altri e se stesso. Tuttavia, e forse proprio per questo, un libro da leggere.

 

La casa degli spiriti di Isabel Allende

La forza delle donne della famiglia Del Valle – Trueba, descritte in questo libro di I. Allende, mi ha coinvolto e appassionato. Ho amato le descrizioni minuzioose e lente dell’autrice, l’intreccio tra la realtà politica e sociale e il mondo interiore dei protagonisti, la descrizione psicologica dei personaggi, femminili e maschili, protagonisti del libro. Letto e riletto diverse volte, senza mai stancarmi.

 

La Divina Commedia

Non pretendo di averla letta tutta! Certamente, però, l’ho amata profondamente.

Letta a tratti, a pezzi, a caso, talvolta aprendo il volume e leggendo la pagina che si presentava davanti a me. Letta al liceo, nel periodo post universitario, o con i figli grandi, rubando loro il volume che dovevano portare a scuola il giorno dopo. Un libro che ho amato appassionatamente.

 

Per chi suona la campana di Hernest Hemingway

E allora, non chiedere per chi suona la campana. Essa suona per te” John Donne. Vivere consapevolmente, accettando la responsabilità che, in quanto esseri umani, abbiamo nei confronti di qualunque altro essere umano e di tutta la vita che ci circonda. Nessuno di noi vive in un isola, separato dagli altri, e tutto ciò che accade a un altro sarebbe potuto accadere a me. Mi prendo cura della vita e delle persone che mi stanno accanto, ma sento anche la responsabilità per coloro che vivono lontano da me, che non conosco, e forse non conoscerò mai.

 

 

La vita è sogno di Pedro Calderon de la Barca.

Un capolavoro del teatro barocco, sessanta pagine che si leggono tutto d’un fiato. Un’altra opera che ho amato profondamente, anche se, secondo me, molto lontana, come stile, dalla perfezione tecnica.

Descrive il sogno come uno stato di menzogna e di finzione, e più ancora come una condizione che ti costringe a essere invisibile, in un mondo dove le stesse tue azioni diventano impalpabili e inefficaci. Unico modo per uscire dal sogno, riprendere in mano la propria vita vivendo nella rettitudine e nel bene. “Ma sia questa realtà o sogno, una sola cosa importa: agire bene; se è realtà, perché lo è, e se no, per acquistare amici per il momento del risveglio”.

 

Tutta l’opera di Ungaretti

Questo poeta, che vedevo in tv, anziano e sempre sorridente, sapeva con le sue poesie parlare direttamente alla mia anima. Nella sua opera ogni virgola, ogni pausa, ogni parola, acquista un senso profondo e intenso. La parola “scavata è nella mia vita/ come un abisso”, scrive in una sua poesia. E’ stato uno dei grandi amori della mia vita, e un ispiratore per la mia poesia.

E quanti altri ancora…

 

Prossimi Articoli più recenti