Appendimento e affettività: quale relazione?

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Per un bambino adottato e per qualunque bambino che ha dentro di sé delle zone buie e ancora irrisolte, l’apprendimento può diventare impegnativo e più complesso di quanto ci si possa aspettare. Tralasciando le problematiche legate ad eventuali problemi cognitivi e di sviluppo, di cui possono essere portatori i bambini adottati (che verranno trattati in un secondo momento), in questo articolo affronterò come l’affettività possa influire nei processi di apprendimento. Buon anno scolastico!

La modalità attraverso cui noi approcciamo il mondo viene costruita nei primi anni di vita, nelle prime relazioni che abbiamo con le persone che si prendono cura di noi. Un bambino ha bisogno di una figura che svolga la funziona materna, legata alla sicurezza in se stessi e nel mondo e di una che rappresenti la funzione paterna, legata all’interiorizzazione del dovere e al confronto con la realtà. Queste due funzioni non sono più necessariamente svolte una dalla madre e una dal padre, anche se per lo più continua ancora oggi ad essere così.

La madre trasmette quello che viene definito il codice materno, caratterizzato dall’accoglienza e dal contenimento. Il bambino, accanto alla madre, si sente protetto e acquisisce sicurezza e fiducia in sé, la madre è come l’ancora a cui aggrapparsi quando le acque diventano tumultuose, il petto cui rifugiarsi quando si sente il bisogno di un appoggio. La funzione materna infatti è connessa al contenimento uterino, alla sensazione di protezione e di riparo che questo ci dà, alla certezza che niente di male possa accadere.

Il codice paterno è invece quello che aiuta a uscire dall’utero e ad affrontare il mondo. Non è casuale il fatto che sia il padre a dare il proprio cognome al figlio: è lui infatti colui che costruisce l’identità del figlio di fronte al mondo, che lo conduce alla vita, che lo presenta alla società. Il padre è colui che aiuta il bambino ad affrontare le fatiche, ad andare avanti nonostante le difficoltà e gli imprevisti, a confrontarsi con se stesso, con le sue risorse e a superare i suoi limiti, infine a osare, a prendere iniziative anche in situazioni nuove e poco chiare, ad aprirsi al mondo e a gestire il conflitto in modo equilibrato.

La mancanza della figura paterna, o per lo meno di una persona che ne svolga adeguatamente la funzione, potrebbe portare a difficoltà nell’acquisizione della capacità di mettersi alla prova e sostenere le frustrazioni e la fatica che la vita inevitabilmente comporta. Entrambe le funzioni sono importanti e la mancanza di una delle due può provocare fragilità e carenze anche dal punto di vista comportamentale.

Padre e madre, insieme, forniscono la sicurezza che il mondo è qualcosa di gestibile, che si possiedono le risorse per camminare lungo il sentiero della vita con serenità e coraggio. Quando qualcosa si interrompe in questo percorso, può nascere una difficoltà, un impedimento, un problema.

Un bambino adottato deve ricostruire dentro di sé entrambe le figure genitoriali, perché nessuno fino al momento dell’adozione le ha svolte nei suoi confronti. Il bambino adottato o traumatizzato ha bisogno di costruire l’immagine di un papà e una mamma che riescano ad aiutarlo a sostenere e a elaborare tutto ciò che ha dentro, a costruire un pensiero e una riflessione su ciò che è accaduto, ma anche di sentirsi dire che è importante, che vale, che è amato. E’ probabile infatti che non abbia avuto accanto delle figure che lo abbiano assistito amorevolmente quando era ammalato, cantato le canzoncine, coccolato quando era triste, dato sicurezza e stabilità. E’ probabile che non si sia stato aiutato ad andare avanti, a superare le difficoltà e, altro aspetto importante, a gestire il conflitto. Allora può accadere che l’unico modo per affrontare il conflitto con l’autorità diventi quello di agirlo con aggressività, con forme di ribellione, oppure di chiudersi con paura e suscettibilità. Entrambi gli atteggiamenti sono inadeguati, evidentemente, ma per un bambino adottato spesso sono gli unici che ha imparato. Occorre pazienza, fermezza e rispetto per insegnargli una modalità differente di comportamento, e naturalmente, tempo. Come sempre, nelle questioni educative, ci vuole tempo.

E’ per questo che gli operatori consigliano di posticipare l’ingresso a scuola del bambino adottato anche di diversi mesi: il bambino ha bisogno di ricostruire dentro di sé l’immagine materna e paterna, come di persone su cui lui possa avere fiducia, ha bisogno di formarsi un concetto di stabilità familiare, prima di affrontare l’aula scolastica. Su questi temi più operativi ci soffermeremo in un altro articolo, dove questi aspetti verranno approfonditi con maggiori dettagli. E’ importante però sottolineare alcuni punti, che se non vengono affrontati nei modi corretti, possono provocare conseguenze spiacevoli nello sviluppo e nelle capacità di affrontare gli apprendimenti e le regole scolastiche.

Nel percorso della vita niente viene perduto di ciò che viviamo: tutto rimane dentro di noi. Possiamo però elaborare e risolvere, le ferite possono cicatrizzarsi e diventare pensieri su cui costruire un significato, un senso, un perché.

La modalità attraverso le quali vengono vissute le relazioni durante l’infanzia e le caratteristiche che queste relazioni hanno, diventano strutturanti per la personalità del bambino. Le sue esperienze infantili, infatti, si organizzeranno in modelli operativi interni, cioè rappresentazioni del mondo, scenari immaginari che ci facciamo sulla vita e sulle relazioni con gli altri. Queste immagini mentali si struttureranno in modi di pensare alla realtà, di reagire alle esperienze che verranno fatte lungo la vita e che caratterizzeranno la personalità futura del ragazzo o della ragazza. E’ il modo in cui noi pensiamo al mondo e alla realtà, che condiziona il nostro comportamento. Se io imparo che posso fidarmi del mondo perché sono amato, vado incontro alla vita con fiducia, mi sentirò disponibile nei confronti degli altri, sarò fiduciosa perché so che tutto sommato la vita è bella e io ho le risorse per affrontarla, avrò voglia di conoscere e di esplorare il mondo e di affrontare le novità. L’esplorazione infatti è strettamente collegata al desiderio di conoscere e alla capacità di acquisire nuovi apprendimenti.

Noi diventiamo quello che siamo grazie alle esperienze che abbiamo fatto. Non solo il fatto di essere o no amati, ma il modo in cui veniamo amati o accuditi ci condiziona e condiziona il modo in cui ci avviciniamo agli altri e alla realtà che ci circonda.

Se io imparo che la realtà è un potenziale pericolo da cui devo proteggermi, con che spirito imparerò la lezione o le cose nuove che l’insegnante cercherà di insegnarmi? Che tipo di approccio avrò nei confronti della vita?

Il bambino adottato è portatore, sempre e in ogni caso, di sofferenze legate alla separazione dalla figura materna e a esperienze di vita pregresse, a qualunque età sia avvenuta la perdita delle figure genitoriali e a qualunque età sia avvenuta l’adozione. Viene minata la capacità di fidarsi dell’altro, la stabilità emotiva, la capacità di tollerare la frustrazione e la separazione e la capacità di stabilire relazioni di attaccamento funzionali e sicure. Arriva nella famiglia in una situazione di immaturità psicoaffettiva che costituisce un impedimento per un ottimale inserimento scolastico, se esso avviene prematuramente e in maniera inadeguata alle sue necessità profonde. E’ questo il motivo per cui spesso si consiglia di inserirlo in una classe inferiore rispetto alla sua età cronologica.

Quando arriva nella famiglia adottiva, dunque, il bambino ha dentro di sé tante domande irrisolte, uno stato di smarrimento e confusione che gli impedisce di apprendere nuovi contenuti: la sua testa è piena di domande, di pensieri, più spesso inconsapevoli, che gli impediscono di essere disponibili a nuovi apprendimenti: non abbiamo fatto tutti noi esperienza di quanto sia difficile apprendere qualcosa quando siamo confusi, smarriti, addolorati?

Il bambino adottato, come qualunque bambino traumatizzato, ha bisogno di costruire un pensiero sulla sua storia e sulle sue esperienze di vita, dando un senso ha ciò che gli è accaduto. Deve poter ritrovare la fiducia in se stesso e nel mondo attraverso la relazione positiva con l’adulto.

Attraverso questa relazione il bambino imparerà a riappropriarsi delle emozioni che per tanto tempo ha dovuto negare e nascondere anche a se stesso e a riacquistare la necessaria autostima e serenità per affrontare le nuove informazioni e i nuovi apprendimenti che la vita e la scuola gli metteranno a disposizione.