Scrivere e narrarsi: una strada verso la libertà

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Scrivere, per lasciar andare il pensiero  e lasciar fluire ciò che la mente spesso blocca, impedendo l’espressione e la consapevolezza di ciò che risuona dentro di noi, e che spesso noi stessi non vogliamo conoscere, o ri-conoscere.  Scriver per scoprire se stessi e non aver timore di ciò che proviamo e di ciò che siamo. Perché tutti noi sperimentiamo momenti di debolezza e di dolore: una separazione, una partenza improvvisa, la difficoltà nell’andare d’accordo con chi amiamo, l’incapacità di comprendere un figlio che prende strade diverse da quelle che avremmo desiderato per lui: la vita è piena di imprevisti che vanno accettati e compresi, con amore e accoglienza anche nei confronti di noi stessi. Solo così, solo amando profondamente quella parte fragile che esiste dentro di noi possiamo far scaturire la vera forza, quella che ci permette di essere flessibili e coraggiosi, di non crollare di fronte alle circostanze dolorose e di andare avanti con fiducia nonostante tutto.

 

Anche io ho bisogo di scrivere e di liberarmi dagli affanni che come fondi di caffè scuri ingombrano l’anima. La valigia è pesante, il bagaglio è denso e spesso come terra bagnata. Voglio aprirla, svuotarla, pulirla, lavarla. Renderla candida come l’avessi appena acquistata. Liberarmi dai pesi e camminare libera e fluida, come una ragazzina saltella in un prato. La vita è bella, ed è la mia. Ancora la sogno e la vivo nella mente che desidera e sbriciola i pensieri come pezzetti di foglie secche nel suolo.

L’amore libera, l’amore è vita, scambio vero di pelle e di mani, occhi che incrociano sguardi, azioni che svelano passi e i sentieri, pensiero che allontana le scorie bruciate, che svuota il camino dalla cenere che soffoca e ingombra. Ecco! Un bel ceppo da ardere, secco e pronto per offrire nuova vita e nuove azioni.

Le scodelle si svuotano e restano sporche nel lavello bagnato, se nessuno le lava e le pulisce. Allora ritornano nuove e smaglianti, pronte per contenere ancora tè caldo e aromatico, da odorare e portare alla bocca.

La spada inchioda il cuore, si infilza nel ventre e fa male. Un pugno nello stomaco, il pensiero di chi c’è e mi manca.

Lascio andare il sogno, lascio andare la vita che fra noi scorreva limpida. Lascio andare ciò che non trovo. Come un esploratore paziente vado alla ricerca di un mondo su cui camminare, salire montagne, scendere sulle dune di sabbia ridendo, saltare sulle rocce nell’acqua, verde come cristallo. Questo io voglio, questo sono. Vita ancora da vivere, risate sommesse o a squarciagola, vino frizzante e leggero che pizzica la gola. E ancora vita, vita, vita.