Quando i genitori si aspettano troppo

Sisters in the Bazaar, ph. Paul Hamilton (cc.Flickr)

Sisters in the Bazaar, ph. Paul Hamilton (cc.Flickr)

Le aspettative nei confronti dei figli sono strettamente connesse all’idea che si ha del bambino e a credenze che si sono costruite nel tempo, all’esperienza che abbiamo fatto nella nostra vita, a ciò che siamo. Di solito abbiamo aspettative consce e altre inconsapevoli, sulle quali non riflettiamo, ma che determinano comunque il nostro comportamento e le nostre emozioni. Naturalmente è inevitabile avere delle aspettative, sarebbe impossibile il contrario, ma è bene capire quali sono, perché dobbiamo essere noi a gestire loro e non le nostre aspettative a gestire noi.
Sappiamo per esempio che desideriamo nostro figlio educato e rispettoso, ma non che ci piacerebbe somigliasse in qualcosa al nonno matematico, o che vorremmo avesse successo in qualcosa perchè a noi è sempre andata così, o perché al contrario per noi è stato tanto difficile. La famosa frase, che tanto si sente dire, e di fronte alla quali ci si trova spesso disarmati, “vorrei che lui non facesse la fatica che ho dovuto fare io”, infatti, è un’arma a doppio taglio. Tutti facciamo fatica, tutti abbiamo scogli da superare, e anche lui, o lei, tra un passo e un inciampo, farà la sua strada e troverà la sua collocazione nel mondo.
Ogni genitore ha una serie di attese e di speranze nei confronti dei suoi figli. Speranze sul futuro, sulla sua salute, sulla sua realizzazione personale. Molte volte, tuttavia, le aspettative che i genitori hanno sul figlio non sono in relazione alla personalità e alle capacità del bambino ma ai loro personali desideri.
Una mamma potrebbe avere la speranza che il figlio fosse bravo in matematica, ma potrebbe darsi che invece lui preferirebbe scrivere temi e leggere poesie e il genitore, senza saperlo, potrebbe in qualche modo condizionarlo o limitarlo.
Un bambino ha bisogno di sapere in modo chiaro e sereno cosa gli altri si aspettano da lui e costruisce il suo senso di sé in base a ciò che vive e a ciò che gli adulti che gli vivono accanto gli rimandano. Se il genitore inconsciamente desidera che lui prenda buoni voti in matematica, trasmetterà al figlio, attraverso un silenzio troppo lungo, o uno sguardo inavvertito, un giudizio che il figlio inevitabilmente coglierà.
Le aspettative dei genitori nei confronti dei figli hanno una grande influenza sulla sua autostima, sulla capacità di instaurare legami durevoli e stabili, sulla fiducia in se stesso. L’adulto è, per definizione, secondo il bambino, colui che ha ragione, colui che lo aiuta a decifrare la realtà, spesso incomprensibile e complicata, e che definisce ciò che lui stesso è.
L’origine, la radice dell’autostima di ciascun bambino, è da ricercare proprio nella stima che di lui hanno avuto i suoi genitori. Se i genitori non credono in lui, anche lui non riuscirà a credere in se stesso. Se il genitore ha aspettative troppo elevate, anche inconsce, il bambino si troverà a dover fare i conti con la sua incapacità di raggiungerle e svilupperà un senso di sfiducia in se stesso che lo porterà a un atteggiamento rinunciatario o ribelle, o al contrario a cercare, in tutti i modi, di raggiungere le prestazioni che gli adulti si aspettano da lui. Questo potrebbe avvenire anche a costo di rinunciare a ciò che egli dentro di sé vorrebbe, pur di continuare ad essere amato.
Il bambino infatti, inconsciamente, ha la spinta a soddisfare le aspettative che gli altri hanno su di lui, indipendentemente dal fatto che ciò gli sia possibile o no e indipendentemente dal fatto che queste aspettative siano esplicite o implicite. Anzi, esse incideranno molto di più su di lei se sono inconsapevoli.
Se un bambino cresce in un ambiente dove, per esempio, parlare di adozione crea disagio nei genitori, lui percepirà senza rendersene neanche conto questa emozione, e sarà una pausa ad una domanda improvvisa, una risposta affrettata, un tono di voce, che gli manderà il messaggio. Ma questo messaggio lui non sarà in grado di decodificarlo, di capirlo bene, proprio perché non se ne può parlare. Perché la parola spiega, svela, chiarisce.
Quando le attese sono inconsapevoli ed esagerate, il bambino si può trovare di fronte al bisogno di dover realizzare i desideri dei genitori e non i suoi, o di dover raggiungere delle prestazioni che non è in grado di ottenere, o di tenere dei comportamenti che non gli corrispondono.
Ciascun genitore naturalmente spera il meglio per il proprio figlio, ma non è sempre facile capire cosa sia davvero il meglio per lui. Talvolta potrebbe essere una maggiore serenità in famiglia, o la certezza di essere amato per quello che davvero egli è e non ad esempio per il rendimento didattico elevato o per la capacità di giocare a pallone in modo eccellente.
Normalmente i genitori cercano di comportarsi in modo accogliente e incoraggiante ne confronti dei figli, ma dentro di loro, forse inconsciamente e senza accettarlo neanche davanti a loro stessi, talvolta percepiscono una sottile delusione, perché i propri figli non sono come avrebbero voluto. Eppure tutto ciò di cui non si può parlare ha una forte influenza su di noi, perché viene comunque percepito inconsciamente, viene trasmesso attraverso il tono della voce o uno sguardo, o una parola di troppo che scappa inavvertita e che sembra nessuno abbia colto, ma che in realtà lavora dentro.
Il bambino potrebbe reagire alle aspettative troppo elevate cercando di accontentare i genitori, cercando di dare sempre il meglio, per farli felici e sentirsi amato, oppure potrebbe rinunciare, lasciar perdere perché tanto non ce la fa, o ancora tacere, accettare silenziosamente e passivamente, e continuare la sua vita con la sensazione che non riuscirà a rendere felice l’adulto e a farsi amare.
Nel caso dei bambini adottati, capita per esempio che i genitori abbiano aspettative troppo rigide nei confronti del rendimento scolastico. Se queste aspettative non si realizzano, il bambino, che già parte da una condizione di scarsa autostima, potrebbe crescere con la sensazione di non valere e di aver deluso le attese dei suoi genitori e delle persone che per lui contano.
Ma visto che è inevitabile avere aspettative nei confronti dei nostri figli, cosa fare?
Fare il genitore significa mettersi nell’ottica di fare un percorso di conoscenza di sé che non termina mai, perché la realizzazione di sé e la costruzione della propria felicità aiuterà ad essere genitori migliori e ad avere figli probabilmente più realizzati e più sereni. Perciò stiamo attenti a ciò che pensiamo, impariamo a pensare sul nostro pensiero, a non dare nulla per scontato, perché è così che si cresce, che ci si evolve, che si cambia. Accettare di avere dei desideri, consci e inconsci e lavorare su questi, mettersi in gioco e nello stesso tempo osservare i nostri figli come esseri che non ci appartengono, come realtà separate da noi, con lo stupore e il rispetto che meritano, con il desiderio sincero di vederli muovere in un sentiero che non è quello tracciato da noi ma dalla loro stessa vita.
Comprendere quali sono i propri desideri e i propri limiti non è sempre facile, ma è l’unica strada percorribile se si desidera veramente vedere i nostri figli andare nella vita con coraggio, liberi di seguire la loro strada e di realizzare se stessi con soddisfazione.