La violenza psicologica: una storia di liberazione

Solo chi l’ha provato può sapere quanta paura possa fare uno sguardo. Una paura irragionevole e insensata, ma resistente e assurda. Una paura che impedisce di ragionare con lucidità, che succhia le energie, fino a farti ritrovare dissanguata, improvvisamente anemica e stanca.

La sola sua presenza la fa sentire incoerente e incomprensibile a se stessa. Silvia non si riconosce più. Percepisce confusamente che c’è qualcosa di sbagliato in questa relazione, ma non sa capire se l’errore è in se stessa, in lui o nella situazione.

Eppure ci prova. Con tutte le sue forze, ci prova. Con ostinazione, a denti stretti, cerca di farsi accettare, che farsi amare, quello no, farsi amare è troppo. Non le viene neanche più in mente, la possibilità di farsi amare. E’ forse un sogno coltivato in un’altra vita, in un altro tempo. Ora riesce solo a sentirsi  inadeguata e in errore, qualunque cosa faccia. Chi mai potrebbe amarla, se non riesce ad amarsi neanche lei stessa?

Eppure in alcuni momenti sembra che lui non possa vivere senza di lei. Allora Silvia si impietosisce, e rimane. Altre volte la fa sentire sporca e confusa. E Silvia si spaventa, e rimane.

Così i giorni passano, la sua energia si spegne ogni giorno di più, la voglia di vivere si esaurisce, si scioglie come la neve sotto l’acqua bollente.

Silvia sa che lui è una persona fragile, e in fondo al cuore sente un misto di pena e di compassione, che la fa resistere e la fa andare avanti, non si rende conto che sta affondando sempre di più in questa terra umida e fangosa.

Eppure il desiderio di amore è struggente, in fondo al cuore. Come una luce sottile, come un raggio che trafigge il cuore e fa male.

E continua il cammino, continua in questa strada tortuosa e stretta, asfissiante, dove non c’è più ossigeno e colore, dove si sente soffocare ogni giorno di più dal desiderio di possesso e dall’insicurezza di lui, che la rende sempre più sfiduciata e dubbiosa.

Poi, un giorno, Silva si permette di ascoltarsi.

Viene travolta dal dolore accumulato negli anni, un dolore che le fa venire la vertigine, che le sembra infinito. E si rende conto che potrebbe morire, per quel dolore.

Allora, inizia a camminare. Si rialza da terra, solleva la testa, e inizia ad osservare il mondo con occhi nuovi. Vede i fiori, assapora gusti nuovi e antichi profumi. Decide che deve muoversi.

Che deve andare.

Sarà un viaggio lungo e faticoso, per Silvia. Rimettere in moto i muscoli rattrappiti, iniziare a muoversi, a viaggiare nel sentiero della vita, dopo essersi fermati, quasi addormentati, come in un sonno senza sogni troppo simile alla morte. Lo è sempre, lo è per chiunque, è travolgente coma una fitta nel cuore ri-scoprire i desideri sepolti in fondo all’anima, riconquistare se stessi e riprendere in mano il proprio destino. Come un salto nel vuoto, aprire un portone chiuso da troppo tempo, senza sapere se al di là c’è un sentiero pieno di luce o una strada tortuosa e intricata di rovi.

Un percorso che richiede audacia e coraggio, la capacità di rialzarsi dopo le cadute, di ignorare  lo sgomento che afferra l’anima all’improvviso, per ri-centrarsi ogni volta dentro di sé, certi del proprio cammino e ri-focalizzare ogni volta il proprio obiettivo: la ri-conquista di sé.

Certi strappi, alcune volte, sono fondamentali. Come togliersi una vecchia pelliccia ammuffita che impedisce di respirare. Alcune volte, è necessario ritrovarsi nudi, a contatto con se stessi e con la propria pelle. Per riprendere il cammino con sguardo limpido e braccia aperte, per ritrovare la propria energia e finalmente ricoprirsi di colori e di vita.

Il gioco e i giocattoli. Come giocare con i propri figli e perchè.

Day 100 - Orange Toy (CC BY 2.0) by DaGoaty

Day 100 – Orange Toy (CC BY 2.0) by DaGoaty

Il gioco svolge per ogni bambino una funzione essenziale nello sviluppo della sua personalità ed è il modo più semplice e diretto per entrare in comunicazione con lui.

Questo articolo spiega l’importanza del gioco, le difficoltà che potrebbe avere il bambino adottivo in proposito ed il ruolo di aiuto e incoraggiamento che possono e devono esercitare i genitori.

Attraverso il gioco il bambino arricchisce la sua conoscenza del mondo, impara a conoscersi e a prendere contatto con il suo mondo interiore, esprime se stesso, impara a tollerare vissuti ed emozioni, ad accettarne il carattere spesso ambivalente, a capire come gestirle e a non farsi spaventare da esse.

Il bambino non è in grado di spiegare agli altri e a se stesso ciò che prova. Giocando, egli costruisce scenari immaginari, li popola di personaggi che rappresentano varie espressioni di sé.  Così il bambino che gioca con i suoi eroi preferiti, affronta la sua aggressività e impara a gestirla e la bambina che accudisce la bambola o la sgrida per qualche marachella rivive le emozioni sperimentate nel rapporto con i genitori.

Giocando, il bambino non mette in scena gli episodi in sé, ma li rivive con la risonanza emotiva che questi episodi hanno scatenato in lui. Il genitore che osserva il gioco del figlio può aiutarlo a sdrammatizzare i suoi vissuti e a inserire l’avvenimento in un contesto rassicurante e accettabile. Può, per esempio, con attenzione e delicatezza per non invadere troppo lo spazio del figlio, entrare nel gioco facendo la parte di una terza persona (la nonna, una zia, ma mai se stesso!), che lo aiuti ad accettare le emozioni che sta inscenando e che in questo modo lo rassicuri.

L’importanza della figura dei genitori nel gioco del bambino.
Il bambino impara a costruire il gioco se può usufruire della presenza amorevole di un adulto che gioca con lui. Il gioco, infatti, si sviluppa nell’essere umano come il linguaggio: un sordo, pur avendone le capacità, non riuscirà a parlare, esattamente come un bambino che non ha mai goduto della figura di un adulto significativo non imparerà a giocare.

l bambini adottati, per esempio, spesso, non hanno avuto accanto a sé persone che gli hanno insegnato a giocare. Hanno ricevuto scarse stimolazioni, non sanno utilizzare la fantasia e l’immaginazione e fanno spesso giochi ripetitivi e monotoni (possono trascorrere ore aprendo e chiudendo un cassetto o una scatola). Nella famiglia che lo accoglierà, avrà bisogno di recuperare il tempo perduto e lasciarsi andare, fidandosi, del proprio mondo interiore e delle proprie fantasie. Attraverso il gioco libero e la sicurezza che l’adulto gli trasmette, il bambino può imparare a prendere contatto con se stesso esprimendo i suoi sentimenti e mettere le basi per costruire una relazione fiduciosa con gli adulti.

I genitori che giocano e scherzano con il loro bambino gli forniscono insegnamenti fondamentali per la sua crescita e il suo sviluppo. L’adulto dà sicurezza, permette al figlio di avvicinarsi alle parti più intime di se stesso e di dare un nome alle sue emozioni, aiutandolo a non averne paura e ad affrontarle. Il bambino, con l’aiuto del genitore che accoglie e dà voce ai desideri, alle paure, ai timori, alle gioie del figlio, che accetta come legittime le sue emozioni e gliele restituisce verbalizzandole, impara a comprenderle, ad accettarle, a sopportarle e a comunicarle agli altri. Acquisisce inoltre la sicurezza di essere importante per i suoi genitori e del valore che il gioco e le sue attività hanno per loro. Attraverso gli innumerevoli momenti trascorsi insieme, consolida la certezza che il gioco ha un valore e perciò si sente legittimato a continuare anche da solo. I genitori che giocano con i loro figli insegnano al bambino nuovi collegamenti e nuove possibilità, dando legittimità alla creatività e favorendo lo sviluppo dell’immaginazione e della fantasia.

E’ bene sapere che per un bambino tutto può avere il sapore del gioco:  abbracci, manipolazioni, scherzi, racconti….. Non è necessario inventare sempre e solo momenti strutturati, per insegnare al bambino a giocare: il momento del pranzo, il bagno, la passeggiata in un bosco con la mamma e il papà, un film visto insieme e commentato, se svolti in un clima sereno, allegro e comunicativo, hanno, come momenti di gioco, la funzione di crescita e costruzione della sua personalità. E’ importante che il genitore si lasci coinvolgere dal gioco del bambino, permettendogli di decidere e di scegliere come giocare e lasciandosi guidare dai desideri e dalle attività del figlio.

Giocattoli
I bambini piccoli conoscono il mondo toccandolo. Per questo quando sono piccoli, hanno bisogno di giochi semplici e non strutturati: gomitoli di lana, oggetti di uso comune, palline, pezzi di stoffa, carte colorate, chiavi, animaletti, bambolotti, camion, borsellini. Il fatto stesso di manipolare un oggetto è per un bambino un gioco. La mamma o il papà possono stargli accanto nominandoli e descrivendoli, per esempio  dicendo “E’ una palla verde, vedi come rotola…”. Gli oggetti, i giocattoli e i giochi iniziano infatti ad avere un senso per il bambino dal momento in cui sono inseriti in un contesto di relazione con un genitore o con un adulto che si occupi di lui.

Fino ai cinque anni un bambino si diverte molto con giochi di costruzione e con tutto ciò che può montare e ricostruire: pupazzi trasformabili e smontabili, lego, costruzioni di legno, puzzle ma anche marionette. Sia un maschio che una femmina, avrebbero bisogno di avere macchinine, palloni da gonfiare, palle di gomma, bambolotti.

Per quanto riguarda la scelta dei giocattoli, andate un giorno con lui in un negozio di giocattoli, in un orario in cui non ci siano molti clienti e osservatelo mentre gira fra gli scaffali, per capire cosa gli piace davvero, su cosa si sofferma. Non intervenite, non commentate e non consigliatelo. Dapprima sarà confuso, cercherà di toccare tutto e girerà per il negozio come se si trovasse nel paese del Bengodi, poi mano a mano sarà attirato da quello che più gli piace.

L’acqua
I giochi d’acqua hanno un eccezionale potere calmante per i bambini. Fategli indossare un grembiule di plastica, mettete in un luogo della casa, dove non vi preoccupi un po’ d’acqua per terra, una bacinella piena d’acqua con un telo sotto, metteteci barchette, pupazzetti, imbuti, bicchieri di plastica e pazienza se si bagnano o ne rovesciano un po’. Questo tipo di gioco potrebbe durare ore e potrebbe avere un effetto miracoloso.

I giochi aggressivi
I bambini spesso mettono in scena giochi aggressivi che talvolta i genitori cercano di scoraggiare. E’ bene che i genitori sappiano che per un bambino affrontare le sue pulsioni aggressive è una necessità e che questo lo aiuterà col tempo a saperle gestire e  a non averne paura. Impedire ai propri figli di sperimentare questo tipo di giochi non neutralizza i sentimenti di rabbia che essi cercano di esprimere, ma rendono tali sentimenti proibiti e colpevoli.

Osservate vostro figlio quando gioca.
E’ importante per l’adulto osservare il gioco del bambino, perché attraverso di esso si può comprendere molto del suo vissuto e delle sue emozioni. Il bambino attraverso il gioco manifesta i suoi disagi, il suo bisogno di attenzione e di affetto, le difficoltà di relazione con i compagni, la modalità che utilizza per affrontare i problemi.

Consigli in pillole per giocare meglio.
– Giocate con i vostri figli con gioia.
Il gioco non deve essere un dovere, ma un piacere sia per il figlio sia per il genitore. Se il bambino è adottato, è probabile che non abbia imparato il senso del gioco e che abbia avuto poche occasioni per giocare. Avrà bisogno di maggiore disponibilità e condivisione, sia per costruire la relazione con voi, sia per imparare a giocare. Ma non è gratificante giocare con una persona distratta, che continua a guardare l’orologio o la televisione. I bambini sono piccoli, ma attenti e sensibili, spesso molto più di noi!

– Qualunque gioco va bene per un bambino, basta che lui abbia voglia di farlo.
Giochi di ruolo, in cui si rappresentano episodi vissuti nella vita reale (la spesa, la visita dal medico, la scuola) o di movimento, le battaglie con i soldatini, i puzzle, i trucchi, le costruzioni, ma anche giochi in scatola  (ci sono giochi che si possono fare in due e per qualunque età), l’importante è ricordarsi che fino all’età della scuola elementare (dieci anni circa) il bambino ha bisogno nel gioco di sviluppare la fantasia, per cui è bene limitare, per esempio, il tempo destinato ai  giochi elettronici.

– Non per vincere ma per il gusto di giocare!
Il bambino impara, attraverso il gioco, a capire che la sconfitta, anche se sgradevole, è una condizione che si può accettare e con la quale si può convivere. Attraverso il gioco, il bambino impara che può farcela, nonostante le temporanee sconfitte e i primi fallimenti, capisce inoltre che se insiste,  mettendosi alla prova, alla fine ottiene il risultato sperato.

– Fiducia nei confronti di vostro figlio.
Non sostituitevi a lui mentre sta giocando. Se lo vedete in difficoltà, aspettate che sia lui a chiedervi aiuto. I bambini hanno bisogno di potersi concentrare sul gioco e di avere tempo a loro disposizione per superare gli ostacoli e raggiungere gli obiettivi. Se l’adulto interviene per aiutarlo o gli mette fretta perché consegua lo scopo, il bambino potrebbe scoraggiarsi e non avere lo stimolo per andare avanti da solo.

Ma ciò che è davvero importante è trovare dentro di sé la disponibilità a ritornare bambini, a divertirsi con i propri figli, a scoprire il piacere di stare insieme e di lasciarsi guidare, nel mondo del gioco, da loro con creatività e divertimento!