Un nuovo inizio. I primi tempi col figlio adottivo

8359737450_a08a6f0df0-300x199L’attesa è lunga, sembra non avere fine. Poi, finalmente, arriva una telefonata. Lui -o lei- ha un volto, un nome. I sogni si moltiplicano, in un mondo fatto di fantasie, dubbi, desideri. Quando avviene l’incontro, però, non sempre tutto fila liscio. Le emozioni sono travolgenti e i comportamenti di questo bambino tanto atteso e già tanto amato possono sconcertare. Eppure bisogna rispondergli subito, fare qualcosa, non ci si può pensare su, chiedere aiuto, leggere un libro. Il bambino non aspetta, ha bisogno, lui si, di risposte. Per esempio di sapere che sarà accettato così com’è, di essere certo che non verrà abbandonato di nuovo, di potersi fidare.

Allora, che fare?
In questa fase le indecisioni sono tante, i dubbi pure. Si ha paura di sbagliare, di reagire troppo bruscamente, di non essere abbastanza fermi o abbastanza affettuosi. Si ha paura di non essere “abbastanza”. Eppure alcuni semplici accorgimenti possono aiutare i neo genitori ad accompagnare nel modo migliore i primi passi del loro piccolo nella nuova famiglia. Pur tenendo presente che ogni situazione è differente e va valutata singolarmente, con le sue specifiche caratteristiche e peculiarità, proverò a fornire alcuni brevi suggerimenti che per necessità saranno generici e non esaustivi.
Essi potranno tuttavia, o almeno lo spero, alleggerire il compito dei genitori, soprattutto nel primo periodo di convivenza.

• Può accadere che il bambino, soprattutto se non è piccolissimo, non voglia essere abbracciato o toccato, preoccupando i genitori che vorrebbero dimostrare al piccolo il loro affetto e la loro vicinanza. Questi comportamenti possono essere dettati da una comprensibile paura, ma anche da abitudini differenti, odori inusuali (il nostro corpo ha un odore che può essere disturbante per un bambino piccolo di un’altra etnia), o magari solo da un modo diverso di toccare e di stringere. Di solito sono comportamenti che si normalizzano col tempo, ma intanto è bene in questo primo periodo rispettare il suo eventuale bisogno di mantenere la distanza, limitando il contatto fisico a gesti brevi e non invasivi, mantenendo un atteggiamento rassicurante e affettuoso. Un viso sorridente, gesti calmi, un tono di voce caldo, lievi tocchi sulla spalla, gli permetteranno con il trascorrere dei giorni di rilassarsi e sentirsi a suo agio nel nuovo ambiente e con le nuove persone che gli sono toccate in sorte, che diventeranno poi genitori felici di un bambino sereno.

• Naturalmente sarà molto più gratificante un bambino che manifesti il suo bisogno di coccole e di sicurezza, che vuole essere tenuto in braccio costantemente, anche se questo comportamento, come spesso accade, potrebbe essere rivolto solo a uno dei due genitori. Il bambino dunque potrebbe manifestare il bisogno di vicinanza e di contatto fisico solo con uno dei due genitori, mettendo l’altro in difficoltà e lasciandolo frustrato e deluso. Occorre tanta pazienza, avvicinarsi con discrezione, mantenere un atteggiamento rassicurante e il sorriso, controllare la propria frustrazione. In questo modo la sua diffidenza, mano a mano, diminuirà, e la situazione si normalizzerà.

Gli stimoli con i quali il bambino viene in contatto possono essere molto differenti da quelli a cui è abituato. Filtrare e decodificare adeguatamente gli stimoli uditivi (suoni, voci, una lingua che non conosce), propriocettivi (un modo di essere accudito differente da quello a cui è abituato), sensoriali (odori, sapori, colori diversi, giochi nuovi) può essere difficile, il bambino può esserne infastidito e entrare in confusione. Tenete conto degli eventuali comportamenti di rifiuto o di irritazione senza preoccuparvi eccessivamente, cercate se possibile, durante questi primi periodi, di esporlo gradatamente agli stimoli nuovi. Vedrete che anche questo comportamento passerà col tempo.

Un codice di comportamento condiviso favorisce la convivenza pacifica e armoniosa di un gruppo, sia esso una famiglia, un gruppo di amici, una classe. Tutti noi, compreso i bambini adottati, abbiamo bisogno di conoscere regole, divieti e abitudini, che cambiano a seconda dell’età (ciò che è permesso a un bambino di due anni non lo è a un ragazzino di 13), del sesso, dell’ambiente nel quale ci si trova (in un parco giochi si rimane sconcertati da un bambino che trascorre il tempo seduto a leggere, mentre lo stesso comportamento viene richiesto, per esempio, a scuola). Talvolta è complicato per il bambino comprendere e introiettare tali modelli, e lo è ancora di più se il bambino proviene da un’altra cultura o da un ambiente totalmente differente. È bene dunque essere chiari e precisi il più possibile nella definizione di una regola, che va spiegata, possibilmente motivata in modo semplice e per lui (o lei) comprensibile, e soprattutto, mantenuta.

L’adozione è un percorso che si compie insieme: la famiglia (genitori ed eventuali altri figli già presenti) devono adottare il piccolo arrivato, ma anche lui deve adottare loro. Questo non è sempre facile, per entrambi. Tuttavia, mentre la coppia ha fatto un percorso di maturazione e conoscenza di sé, il piccolo si trova il più delle volte inserito in una realtà che non conosce, di cui ha forse visto qualche foto o qualche video, ma senza la consapevolezza di cosa questo possa significare davvero per lui nella sua vita. Tutto è nuovo, e lo è per sempre. Tenere presente questa realtà, cercare di “indossare i suoi panni”, comprendere le sue emozioni e le sue paure aiuta anche i genitori a non farsi scoraggiare da quelle prime fasi intense e turbolenti che sono i primi giorni con il figlio.

Ogni bambino ha il diritto, insindacabile, di essere accolto in una famiglia che sappia amarlo e accettarlo nelle sue peculiarità e nella sua diversità. Ha bisogno di una coppia sana, che sappia dialogare e avere il desiderio di realizzare insieme un progetto di vita costruito a “più mani”. Lavorare perché il rapporto coniugale sia solido, perché si mantengano il dialogo, la collaborazione reciproca, la solidarietà, sono aspetti che la coppia non dovrebbe dimenticare mai, per non dare mai nulla per scontato anche negli anni futuri, quando la quotidianità potrebbe diventare noia e abitudine. I figli hanno bisogno di due genitori che si amino e sappiano accompagnarsi a vicenda nella vita, che sappiano trasmettere loro i valori di una famiglia coesa e vitale.

Potreste avere la tendenza a comprargli tanti giochi, nel tentativo di colmare le privazioni nelle quali ha vissuto fino a quel momento. Può capitare anche che sia lui, preso dalla confusione, a chiedere di comprargli tutto ciò che vede. Ricordatevi tuttavia che il suo bisogno è soprattutto di giocare, non quello di possedere giocattoli. Spesso basta poco, ma è necessario il desiderio di tornare un po’ bambini e di divertirsi con lui.

• Dormire, mangiare, andare a spasso, possono diventare problematici i primi tempi: il bambino può avere abitudini diverse, sia alimentari che per quanto riguarda l’addormentamento. Avervi accanto, prima di addormentarsi, e qualche coccola possono rassicurarlo, senza che questo debba significare che lo state “viziando”. Potrebbe sembrare ingordo, mangiare tutto ciò che vede, ed è comprensibile che lo faccia, date le probabili carenze alimentari che, specie i bambini stranieri, hanno dovuto subire nella loro vita. Aiutatelo durante il primo periodo con voi evitando di riempire il frigorifero in maniera eccessiva per evitare che senta il bisogno di svuotarlo, servendogli porzioni piccole sul piatto (eventualmente chiederà il bis, se proprio continua ad aver fame) e rassicuratelo mano a mano che il tempo passa sul fatto che da ora in poi ci sarà sempre cibo e affetto a sufficienza.

• Infine, un consiglio adatto a qualunque genitore di qualunque bambino: aiutatelo, quando la comprensione del linguaggio sarà sufficiente, e per gli anni a venire, a comprendere ciò che gli accade e a prevedere i cambiamenti che avverranno nella loro giornata e nella loro vita. Informatelo in maniera dettagliata e precisa, descrivendogli ciò che accadrà e fornendogli particolari che lo aiuteranno a organizzarsi e ad avere un maggior controllo sulla sua vita.